Avventuriero urbano

Esplorare, viaggiare in auto sussistenza nella natura è certo una sfida dura, impegnativa, reale ed illuminante. La vera avventura, la vera sfida contemporanea in ogni caso rimane quella urbana, fatta di relazione scambio, scontro, progressioni, abbandoni, frustrazione. È qui si incontrano i nuovi veri avventurieri pronti a perdersi ed a fondersi tra la gente, fisicamente e spiritualmente; la vera avventura è quella di creare comunità, la vera sfida è di risvegliare in tutti noi l’esploratore, l’avventuriero aperto e bisognoso della natura e del compagno di viaggio, dell’ospitalità: in se siamo sempre noi: boschi, laghi, fango e serpenti, cani randagi, barboni, ricchi, solitari… Smettetela di sopravvivere e sorridete alla vita.

Salvatore: il pennacchio!!

Le immagini scattate oggi, mi accendono ricordi lontani…

14/5/2014

[…] Il sole sta bagnandosi nel mare, un forte vento freddo spazza l’erba alta che circonda il rudere di un antica e nobile abitazione.
Ci fermiamo e leggo.
Il testo mi immerge nell’atmosfera che sto vivendo, è un racconto di un viaggiatore dell’Ottocento.
Sento le parole attorno a me descrivere ciò che vedo e sento.
Sono fuori dal tempo, guardo il sole che scompare nell’orizzonte, il vulcano con il pennacchio, gli uccelli cantano ed il colore comincia lentamente a prendere i toni del grigio.
Tutto come descritto nel libro, guardo Salvatore e lo abbraccio.
Gli suggerisco di andare a trovare un suo amico, 2/3 giorni e di vivere la sua strada pedalando con la bici riparata, portando i suoi bagagli nella cassetta nera di plastica, come quella dei ragazzi australiani incrociati a Messina, come gli stessi ragazzi che pochi giorni prima del mio arrivo avevano dormito nel letto che poi avrebbe ristorato anche me.

“Dalle alture di Monteleone dove ero ritornato e da dove si gode una vista molto varia se non più ampia rispetto alle altre, lasciai cadere gli occhi sulla penisola e sul mare. Il sole al tramonto dorava i flutti e le montagne, la brezza marina mi portava i profumi degli aranci e dei gelsomini; gli usignoli cantavano nei boschi e lo Stromboli che avevo davanti fumava in mezzo alle onde. Il suo pennacchio bianco ondeggiava a piacere del vento nell’azzurro sempre più cupo della sera. Il suo cono bluastro si confuse ben presto con le tinte vaporose del tramonto, e il crepuscolo coprì a poco a poco e scolorò ogni cosa. L’atmosfera era morbida e limpida; impregnato d’aria e di profumi, ridiscesi in città alla luce di un brillante chiaro di luna.”
Charles Didier (Ginevra 1805 – Parigi 1864) Viaggio in Calabria (1830)

Estratto da PazzoDaViaggiare